Crescere coinvolgendo: Fondazione Don Gnocchi presenta il Bilancio di Missione

Rendere conto di ciò che la Fondazione Don Gnocchi sta realizzando non solo dal punto di vista economico-finanziario, ma anche e soprattutto rispetto al raggiungimento degli obiettivi di servizio al bene comune: questo l’obiettivo del Bilancio di Missione 2018, che verrà presentato mercoledì 19 giugno, dalle 11 alle 15, nella sede dell’Università Bocconi (piazza Sraffa 13, Milano).

La missione in Italia e nel mondo 

«La Fondazione Don Gnocchi sente la responsabilità di rendere conto del proprio operato – spiega il presidente, don Vincenzo Barbante -, mostrando che è possibile servire il bene comune e che questa esperienza sa ispirare entusiasmanti percorsi di ricerca e innovazione e rappresenta la carta vincente per uno sviluppo sostenibile per l’intera comunità». «Il Bilancio di Missione – aggiunge il direttore generale Francesco Converti – rappresenta il risultato del lavoro congiunto di tante singole persone che, nell’operare insieme, costituiscono la vera forza della nostra grande e viva comunità».

A dirigere il progetto è Eufrasia Novellini, responsabile del Servizio Convenzioni e Privato sociale, che ne riassume così le linee guida e il cambio di passo: «Questo Bilancio vuole essere la fotografia autentica di quanto abbiamo realizzato insieme durante l’anno trascorso. Un racconto che passa certamente attraverso i numeri che illustrano concretamente il raggiungimento degli obiettivi stabiliti, ma anche attraverso le testimonianze e i volti dei nostri ospiti, operatori, volontari e partner che quotidianamente attualizzano la nostra missione in Italia e nel mondo».

Gli interventi 

Interverranno Rosanna Tarricone (Cergas, Sda Bocconi), Marco Frey (Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa) e Francesca Lecci (Sda Bocconi), mentre alcune esperienze di rendicontazione sociale saranno al centro di una tavola rotonda moderata da Giovanni Valotti (Università Bocconi), con la partecipazione di  Clodia Vurro (Dipartimento di Economia, Management e Metodi Quantitativi dell’Università degli Studi di Milano, per la Lega del Filo d’Oro), Francesco Greco (Procuratore Capo di Milano) e Maria Paola Chiesi (Chiesi Farmaceutici). Il Bilancio di Missione della Fondazione Don Gnocchi sarà illustrato dal direttore generale Francesco Converti, mentre il presidente don Vincenzo Barbante ed Elio Borgonovi (Sda Bocconi) chiuderanno i lavori.

La tutela delle non autosufficienza, convegno a Torino VIDEO

Siamo il secondo Paese più vecchio al mondo e il primo in Europa. La popolazione si riduce sempre di più e si calcola che in Italia gli over 65 siano oltre il 21%. Ma non solo, in base a questa tendenza, nel 2060 gli over 85 arriveranno a quota 6 milioni rispetto ai meno di 2 milioni attuali. Insomma, è facile comprendere che il tema delle malattie degenerative della terza età e della conseguente necessità di assistenza per le persone non più autosufficienti sia destinato ad essere sempre più attuale.

Convegno “La tutela delle non autosufficienza”

Se n’è parlato venerdì scorso al Jet Hotel di Caselle Torinese nel corso del convegno “La tutela della non autosufficienza”: fra i relatori, moderati dal giornalista Giorgio Barberis, Barbara Treves, medico, psichiatra e direttore di una Rsa del Gruppo Orpea in Provincia di Asti, Luca Massano, avvocato civilista del Foro di Torino, e Mirko Decostanzi, agente generale e titolare di Proxima Servizi Assicurativi, presente con ben nove agenzie nel Torinese.

Sono oltre due milioni e mezzo gli anziani con limitazioni funzionali gravi e in Italia ci sono circa 600mila famiglie che si ritrovano con il problema di offrire assistenza ai propri cari. Una soluzione sono le Residenze sanitarie assistite (Rsa), le cui rete però arrivano a costare circa 3mila euro al mese e soltanto la metà viene coperta dal servizio sanitario nazionale.

Il medico: “Il peso ricade sulla famiglia”

“L’esordio della demenza è spesso sottovalutato e si presenta in maniera subdola – ha spiegato Treves – Ma nel tempo si trasforma in una vera e propria ‘tempesta’, che coinvolge tutte le aree cognitive. In media la durata è inferiore ai 10 anni, arriva quasi alla metà soprattutto nel caso dell’Alzheimer, e il peso della gestione di un anziano in queste condizioni ricade sulla famiglia, e ci si ritrova costretti a spendere cifre molto consistenti”.

Ovvero, fino a 1400 euro al mese per una badante, mentre nelle Rsa del Nord Ovest si spendono in media 1900 euro al mese. Vale a dire che alcune famiglie sono arrivate a spendere dai 100mila fino ai 150mila euro per assistere i loro cari.

Barbara Treves, medico, psichiatra e direttore di una Rsa in Provincia di Asti

L’avvocato: “Assistere è un dovere giuridico”

“Non tutti sanno che assistere è un dovere giuridico previsto dal Codice Civile – è stato chiaro Massano – Si parla di ‘obbligazione alimentare’, ovvero se in famiglia c’è un componente in stato di non autosufficienza (per tutti i motivi possibili) e se non è in grado di far fronte alle spese (ad esempio la sua pensione non copre tutta la cifra), devono essere i parenti a ad accogliere in casa la persona o ad assicurare una prestazione economica per assisterla (e se non c’è accordo fra loro, bisogna far ricorso al tribunale). Sono stato amministratore di sostegno e casi di persone abbandonate dai familiari o anziani lasciati a vivere in condizioni terribili purtroppo ne ho affrontati molti”.

Luca Massano, avvocato civilista del Foro di Torino

L’assicuratore: “Tutelarsi è possibile”

Il problema di fondo è il fatto che in Italia manca ancora una vera riforma del sistema di continuità assistenziale: il più delle volte le tutele sono o parziali o addirittura non sufficienti. Un quadro problematico di cui ha già cominciato a prendere coscienza anche il sistema assicurativo: per prevenire possibili futuri disagi legati alle malattie degenerative della terza età, si applica la logica del “Long term Care”, ovvero dell’assistenza a lungo termine.

“In questo senso, proponiamo soluzioni quasi uniche, che cercano di andare incontro proprio alle esigenze e ai bisogni delle famiglie – ha spiegato Decostanzi – Non la solita polizza  legata all’accantonamento di una quota di soldi (come la polizza casa: se non paghi non sei più coperto), ma l’acquisto dilazionato nel tempo di una vera e propria rendita mensile (da mille, 2mila, 3mila euro) che scatta nel momento in cui si verifica la condizione di non autosufficienza e che dura fino al perdurare di quella condizione. La pago in tot anni e rimane pronta a disposizione per tutta la vita (e quando scatta viene anche rivalutata a seconda del presente). Parliamo di un problema reale e sempre più importante, noi facciamo la nostra parte cercando di dare soluzioni a un bisogno che c’è (senza contare anche che la non autosufficienza può insorgere non solo per l’invecchiamento, ma anche per infortuni o eventi imprevedibili)”.

Mirko Decostanzi, agente generale e titolare di Proxima Servizi Assicurativi

 

Estate in arrivo, tempo di diete! Ecco cosa cercano in Rete gli utenti

Con la prova costume alle porte, aumentano sensibilmente le ricerche in Rete delle diete. La più gettonata arrivata al top della classifica stilata da SEMrush, la piattaforma per gestire la visibilità online, che analizza le ricerche effettuate dagli utenti è la dieta chetogenica, che in un anno ha visto duplicare il numero di query su Google. Basti pensare che i risultati erano attorno alle 33.000 unità nell’aprile 2018 e, con alti e bassi, hanno raggiunto le 74.000 unità nel marzo di quest’anno.

In testa la “chetogenica”

Che cos’è la dieta chetogenica e perché è così richiesta? Si tratta di un regime alimentare che, riducendo drasticamente i carboidrati, promette un sensibile calo di peso. Aumentando, di contro, proteine e grassi le cellule dell’organismo tendono a bruciare i grassi. Ma, va detto, è un percorso difficile da seguire, da preferire per poche settimane.

Dukan al secondo posto

Al secondo posto troviamo la dieta Dukan che pare aver perso appeal dallo scorso anno, passando da 49.000 risultati ad aprile 2018 a poco più di 30.000 nel marzo 2019. La dukan predilige le proteine e non si addice a vegani e vegetariani, avendo alla base alimenti di origine animale. Inoltre tende a non fornire una corretta educazione alimentare. In realtà, come una macchina del tempo alimentare, trasporta l’organismo alla preistoria: quando gli uomini primitivi si cibavano principalmente di carne animale e bacche o ortaggi, allora spontanei.

Mediterranea… un evergreen

Resiste nel tempo la più equilibrata e tipica dieta mediterranea, stabile con una media di 23.533 ricerche mensili attraverso il web. Questo stile alimentare si basa sulle tradizioni dei Paesi che si affacciano sul Mediterraneo, che pongono alla base della piramide alimentare i cereali e le patate: fonte di carboidrati complessi e di fibre. Prevede infatti un largo utilizzo di pasta, pane ortaggi e legumi con un frequente apporto di pesce, formaggi e latticini, in genere. Olio d’oliva frutta e carni, bianche e rosse, prevedono un consumo ponderato. Poiché coinvolge i valori della terra e il dialogo interculturale, è stata inserita nel patrimonio immateriale dell’UNESCO. È considerata unica al mondo e previene anche alcune patologie.

Non è finita… pensa anche alla colazione!

Se l’esercizio fisico è fondamentale, da non trascurare è soprattutto una sana colazione, nonostante quasi un italiano su 3 (31%) si dica pronto a saltarla completamente in questo particolare periodo dell’anno.

Il primo pasto della giornata risulta invece fondamentale per tornare in forma grazie soprattutto al “Breakslow”, la tendenza d’Oltreoceano che considera la colazione come un momento di gratificazione e condivisione con le persone a cui si vuole più bene. Da una tazza di cereali integrali, accompagnati magari da una bevanda vegetale, ad un piatto di frutta fresca con dello yogurt: sono tanti gli ingredienti che gli esperti consigliano per restare tonici o rimettersi in forma partendo proprio da una colazione perfetta.

E’ quanto emerge da uno studio di Isola Bio Lab, l’osservatorio che analizza i trend legati al mondo della colazione, con metodologia WOA (Web Opinion Analysis) su 1800 italiani dai 18 ai 65 anni, attraverso un monitoraggio di oltre 150 fonti tra testate, magazine, portali, blog e community lifestyle internazionali ed un pool di oltre 30 nutrizionisti in occasione della tanto attesa prova costume in vista di quest’estate.