Google Baseline cerca volontari per mappare la salute

In parole povere Google Baseline cerca volontari per “mappare la salute”. Ma il tutto si può complicare. Il Project Baseline è un nuovo programma avviato da Verily, la divisione di ricerca medica di Alphabet. Questa è una multinazionale americana fondata da Google. Google Baseline è realizzato in collaborazione con la Duke University School of Medicine e con la Stanford Medicine. Nella sua prima fase coinvolgerà un gruppo di 10mila volontari. Per quattro anni forniranno agli studiosi informazioni sul loro stato di salute.

Che cosa fa Google Baseline?

Più a lungo raggio Google Baseline intende mappare la salute umana. I volontari protagonisti del test vivranno con dispositivi capaci di rilevare parametri biomedici. Si tratta di uno smartwatch, studiato appositamente per la ricerca di tipo clinico. Si tratta di battito cardiaco, pressione, oltre che le performance legate all’attività fisica e alla qualità del sonno. Queste informazioni saranno poi associate e incrociate con quelle derivanti delle costanti analisi del sangue, della saliva e del DNA. Nel concreto ricercatori e medici avranno a disposizione dati per cercare di intervenire sulle patologie prima ancora che se ne verifichino i sintomi.

Influenzare le conoscenze

“Project Baseline ha l’opportunità di influenzare in modo significativo la nostre conoscenze e la comprensione degli indicatori di salute – ha spiegato Nancy Brown, a capo della American Heart Association – i risultati potrebbero condurre alla creazione di nuovi strumenti capaci di prevenire l’insorgere di patologie ancora prima di effettuarne la diagnosi o la cura”.

Google sopra tutto

Qualcuno potrà anche storcere il naso. Ma i dati saranno processati all’interno dei cervelloni di Google. Quindi saranno immagazzinati sulla piattaforma cloud del colosso di Mountain View. “L’obiettivo è creare una mappa della salute umana – spiega Jessica Mega, capo medico di Verily – la maggior parte dei medici vede i sintomi delle malattie una volta che si manifestano, ma non hanno indicazioni su cosa sia avvenuto negli anni precedenti. I nostri ricercatori sperano di raccogliere informazioni da trasformare in nuove indicazioni terapeutiche o sullo stile di vita”.